LE LEGGENDE DEL FIUMELATTE

LA TERZA LEGGENDANell’antichità, dov‘è la sorgente del fiume, si dice che vi fosse
soltanto un piccolo stagno; s’incontrarono due uomini: l’uno
visibilmente
caparbio, l’altro tranquillo. Il savio, non conoscendo lo
strafottente, gli chiese: «Buon dì, buon
uomo!... Dove andate?». «A Perledo», rispose questi. «Naturalmente
se Diovuole...», ribattè il primo. «Anche se Dio non vuole! —
replicò
il secondo — Che mi importa di Dio?... Vado dove pare e piace a me!».
Ma non aveva ancora finito di parlare che fu tramutato in rospo e,
spiccato un salto, piombò nel bel mezzo dello stagno che, ingrossatosi,
precipitò velocemente verso il lago trascinandosi nella corsa
l’uomo-rospo che aveva bestemmiato Iddio. Inutile dire che l’uomo
buono rappresentava il Cristo. Venne l’autunno e — sempre secondo la
leggenda — Dio perdonò all’uomo superbo e lo ritrasformò in
essere umano. Anche il fiume, forse per inneggiare alla potenza
miracolosa di Dio, cessò di scorrere ed asciugò. Ma nella primavera
successiva, nello sfolgorio dorato del sole, riapparve con le sue
candide acque per poi scomparire ancora con le prime nebbie di ottobre.
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