
TRE SPELEOLOGI PER..... AMOREC’era una volta, in quel di Varenna, una splendida fanciulla dai grandi occhi azzurri, le trecce d’oro e, naturalmente, un fascino.., irresistibile. Di lei un bel giorno — o forse sarebbe più esatto dire un brutto giorno — s’innamorarono pazzamente tre giovani aitanti e coraggiosi che le dichiararono il loro amore ed il relativo desiderio di condurla, al più presto, all’altare. La bella però non sapeva proprio chi scegliere e mentre si tormentava, preda del dubbio, ebbe... un lampo di genio: avrebbe concesso la sua, mano e il suo cuore a chi, dopo un’opportuna ricognizione in loco, le avesse rivelato l’origine del Fiumelatte. A quella proposta i tre innamorati sentirono certamente vacillare il fiero proposito di compiere qualsiasi impresa pur di ottenere (legittimamente) le grazie della donzella, ma alla fine, decisero di tentare l’impresa. Il cupo antro da cui sgorga spumeggiando il celebre rivo (tanto celebre che perfino Leonardo lo ricordò nel « Codice Atlantico ») esercitava nei « secoli che furono », sulla fantasia dei terrazzani, un misterioso fascino, una specie di sottile malia per cui altri ardimentosi — prima dei nostri tre esploratori per amore — vi si erano avventurati con tragici risultati. Proprio per questo, la bella varennese, al
fine di creare una … graduatoria di merito fra i suoi pretendenti, aveva
pensato al Fiumelatte come al mezzo più efficace per scegliere l’uomo
della sua vita. E i tre si inoltrarono nella grotta. Passò un giorno,
due, tre, dieci… Dalla caverna continuavano a sgorgare le acque:
soltanto le acque uscivano schiumeggianti per confondersi, dopo una
brevissima corsa, con le onde azzurre del Lario. La nostra fanciulla,
convinta che i tre animosi siano ormai perduti, si veste a lutto e piange
amaramente la sua infelice idea. Ma un giorno — dopo una settimana o un
mese, o un anno, chi sa — ecco
un’allucinante apparizione: i giovani compaiono all’imbocco
dell’antro, i capelli canuti, lo sguardo perduto nel vuoto, le membra
tremanti, come fossero invecchiati, di un tratto, di mille e mille anni.
Che cosa era successo nelle viscere della montagna? Interrogati dai
compaesani, essi raccontarono balbettando le più incredibili avventure. Dice il primo che una sirena lo prese per mano subito dopo
il suo ingresso e lo condusse in una sala sfarzosa ove gli offerse un
nappo colmo d’ambrosia. Egli bevve e si sentì subitamente trasportato
in paradiso. Le più celestiali delizie, le più ineffabili gioie, gli
rapirono cuore e sensi…
Quanto durò l’incanto? Gli parve un attimo e un eternità insieme: ma
quando la coppa fu vuota la magia svanì ed egli si ritrovò nel fondo
tenebroso d’una voragine senza uscita. Il secondo giovane fu protagonista di una avventura ancora più fantastica. Dopo aver compiuto un lungo cammino, si trovò al centro di una vasta caverna scintillante di luce in cui mille donzelle lo accolsero danzando. Lo scenario è incantevole: l’antro sfavilla di vividi colori, le irreali fanciulle, delle quali è possibile scorgere, tra i veli scomposti della danza, le più nascoste beltà, circondano il nostro eroe intrecciando carole sull’onda di vaghissime musiche, mentre un canto dolcissimo, che è un inno a godere le gioie caduche della vita, echeggia nella favolosa cattedrale dalle mille stalattiti luccicanti. Ma anche qui l’incanto finisce ben presto: con l’ultima nota della melodia, alla luce si sostituiscono le tenebre, alla vasta sala sfolgorante, le orride pareti di uno stretto cunicolo, popolato di rospi orribili e pipistrelli. E il terzo giovane? La sua avventura dovette sfiorare l’indicibile. Più volte interrogato, rimase sempre, ostinatamente muto, lo sguardo fisso all’ultimo orizzonte , gli occhi sbarrati, le labbra tremanti. Non volle parlare, o non poté? Quali tremendi o meravigliose visioni gli si erano svelate? Quali bizzarre incredibili creature di altri mondi gli erano apparse? Nessuno poté saperlo. La bella crudele si prodigò con tutte le sue energie per far dimenticare , ai tre giovani, la tremenda esperienza, ma ogni cura fu vana: dopo tre giorni dalla loro apparizione alla luce del sole, i tre giovani vaneggiando si spensero. Nessuno, da allora, ebbe mai più l’ardire di ridiscendere nella terribile grotta. |